13 agosto 2022, 21:30

Il Dottor Stranamore, ovvero come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba

Dove
Sotto le stelle del cinema, Piazza Maggiore - Bologna

(Dr. Strangelove or: How I Learned to Stop Worrying and Love the Bomb, Gran Bretagna/1964) di Stanley Kubrick (93')

SOTTO LE STELLE DEL CINEMA - W LA PACE!

Iniziai a lavorare alla sceneggiatura con tutta l’intenzione di fare un trattamento serio del problema di una incidentale guerra atomica. Mentre cercavo di immaginare il modo in cui le cose sarebbero avvenute nella realtà, continuavano a venirmi in mente delle idee che scartavo perché ridicole. Ripetevo a me stesso: ‘Non posso farlo. La gente riderà’. Ma dopo circa un mese iniziai a rendermi conto che le cose che stavo eliminando erano quelle più veritiere. Dopotutto che cosa c’è di più assurdo dell’idea di due megapotenze disposte a spazzare via ogni forma di vita umana a causa di un incidente, reso più piccante da differenze politiche che alle persone che vivranno tra cento anni sembreranno tanto insensate quanto appaiono a noi oggi i conflitti teologici del Medioevo?
Così cominciai a pensare che mi stavo accostando al problema nel modo sbagliato: l’unico modo per raccontare la storia era una commedia nera o, meglio ancora, una commedia da incubo, dove le cose delle quali si ride di più sono proprio gli atteggiamenti paradossali che rendono possibile una guerra nucleare. La maggior parte dell’umorismo del Dottor Stranamore scaturisce dalla descrizione del comportamento umano quotidiano, cala- to in una situazione da incubo.

Stanley Kubrick

La regia spiazzante di Kubrick dal reale scivola con grandissima maestria nell’irreale, e viceversa. [...] Un film che porta avanti con coraggio le sue idee, tanto da non rinunciare a un finale spietato, è cosa alquanto rara; altrettanto raro è chi persegue il suo obbiettivo con una logica così implacabile. Kubrick racconta la sua storia con un tale controllo che, a meno che uno non sia a conoscenza dell’inevitabile conclusione, non ci si può immaginare cosa accadrà, e ogni episodio si pone non come l’inesorabile preludio alla catastrofe, bensì come la terribile dimostrazione di come il potere politico sia diventato come il mostro di Frankenstein, che un solo piccolo errore può mandare fuori controllo. Un film duro, quindi, che può rendere una situazione ridicola e tragica allo stesso tempo, e che si conclude con una visione tale da rendere tutti gli altri film sulla bomba atomica simili a un giochino innocente: nuvole a forma di fungo si gonfiano su una vasta, spopolata superficie terrestre mentre la voce consolatrice di Vera Lynn si la- menta dal misterioso limbo della colonna sonora, “Ci incontreremo di nuovo... in qualche giorno assolato”. Un film malato? Credo, piuttosto, si tratti di una delle denunce più spietate e di un ammonimento pieno di speranza.

Tom Milne